Dopo Abidjan, il piano per gli investimenti esterni dell’UE - soluzione alla povertà, l’insicurezza alimentare e le migrazioni in Africa?

06.12.2017 12:51

15 dicembre | 9.30-13.30
Sala Onofri - Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

 

I capi di stato dei paesi africani ed europei si sono incontrati ad Abidjan, in Costa d’Avorio, per la 5° edizione del summit Unione Africa-Unione Europea. Il summit ha inteso rilanciare il partenariato con nuove iniziative per “sollevarne le ambizioni politiche”.

Al di là delle ripetute dichiarazioni di intento, il partenariato non sembra decollare. Forse manca una seria analisi di cosa non ha funzionato e del perché, ribadiscono esperti ed attenti analisti delle relazioni UE-Africa. Manca un’analisi politico economica che prenda in considerazione le contraddizioni nelle relazioni tra i due continenti. È un partenariato tra uguali? La sensazione è che sia comunque l’UE a definire l’agenda e le regole del gioco. Così è stato fino ad ora sugli Accordi di partenariato economico e sulla questione migratoria.

Ma la novità del Summit sarà il lancio dell’“Piano di Investimenti Esterni” (EIP), un piano che conferma le più recenti tendenze dell’UE ad usare i meccanismi cosiddetti di “blending” tra fondi pubblici e privati, dove i primi servono da garanzia per prestiti volti a stimolare investimenti privati di larga scala.

Il nuovo piano per gli investimenti esteri che ha lo scopo dichiarato di creare occupazione, favorire la crescita economica e lo sviluppo sostenibile in Africa, al fine di ridurre i flussi migratori per motivi economici, prevede la mobilitazione di investimenti privati della portata di 44 miliardi di euro, a fronte di un finanziamento dell’UE di 3,5 miliardi. Nel piano, proposto dalla Commissione, si indicano diversi campi di azione, tra cui quello dello sviluppo dell’impresa nel settore agroalimentare come fonte di impiego e freno alle migrazioni. 

Non vi è però un’analisi dello strumento finanziario utilizzato, che di per sé non è neutro, ma può favorire un certo tipo di impresa, di modello di produzione e di sviluppo, e non necessariamente le piccole e medie imprese di carattere familiare, che costituiscono la grande maggioranza del tessuto economico locale.

Come segnalato dalla recente pubblicazione di CONCORD Europe “Mixing means and ends. What role for (which) private sector in agriculture and food & nutrition security?”, piccole imprese e grandi multinazionali hanno esigenze diverse e non possono essere amalgamate sotto la stessa categoria di “settore privato”. C'è anche una grande differenza tra il finanziamento dello sviluppo attraverso agenzie sostenibili e socialmente responsabili e banche globali e fondi di investimento per le quali la speculazione finanziaria è uno dei mandati. Concord Italia, in collaborazione con Terra Nuova e Focsiv, vogliono promuovere un dibattito aperto che rimetta al centro i diritti, a partire dal diritto al cibo ed il diritto a produrre a livello locale. In particolare dall’agricoltura di piccola scala, le famiglie contadine, le loro comunità e le loro organizzazioni, perché sono quelle che già oggi forniscono la maggior parte degli alimenti alla popolazione mondiale, e da loro occorre ripartire.

Ne parleremo insieme il 15 dicembre, dalle 9.30 alle 13.30 nella Sala Onofri del Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in un incontro dal titolo “Dopo Abidjan, il piano per gli investimenti esterni dell’UE -  soluzione alla povertà, l’insicurezza alimentare e le migrazioni in Africa?”. Il programma è in allegato.

Programma_PostAbidjan_15dic2017.pdf (676300)

 

Registrazione obbligatoria entro martedì 12 dicembre dicembre qui: https://goo.gl/forms/PFqLG7CEddytMS3k2