Dopo la Brexit coinvolgere i cittadini nel rilancio del progetto federale

05.07.2016 15:03

 

 

La Brexit è stato un brutto passaggio nella storia dell'UE, frutto di una lotta interna ai conservatori inglesi giocata sulla pelle dei britannici e degli europei, e di un processo comunitario troppo burocratico e privo di slancio ideale.
Tuttavia il voto popolare va rispettato ed è opportuno che l'attivazione della procedura di uscita sia rapida, onde evitare un negativo stallo politico ed economico, e permettere agli altri Stati membri di avviare un nuovo percorso. Va in questa direzione la risoluzione del Parlamento Europeo approvata lo scorso 28 giugno.
Negli ultimi anni l'Unione è stata troppo sbilanciata sulle decisioni prese in sede di Consiglio dai capi dei governi nazionali, inevitabilmente condizionati dalle loro esigenze elettorali in patria. Se uniamo ciò al prevalere di una linea economica di austerità vediamo chiari i due limiti maggiori: la mancanza di cessione di sovranità politica e la compromissione di un'integrazione sociale in tempi di grande crisi e di aumento della povertà. Se l'Europa non intercetta i bisogni profondi dei cittadini, e non li affronta con approccio davvero intergovernativo, non ha senso di esistere. Se rimaniamo fermi sull'approccio di questi anni la sofferenza sociale e l'inadeguatezza istituzionale distruggeranno il progetto comunitario. La risposta alla Brexit è invece un'Europa rifondata, con una Convenzione Costituente che chiami tutti i cittadini ad esprimersi, che li coinvolga nel rilancio politico del progetto federale. La prima cosa che deve percepire un europeo pensando all'Unione non deve essere la pressione burocratica sui conti, ma il ritrovato spirito dei padri fondatori, l'immagine di uno spazio comune di democrazia, giustizia sociale, crescita e pace.