MONUMENTI DI CARTA - la fotografia nelle vicende migratorie dei liguri - di Mauro Baldassarri - socio di Januaforum Aps

14.12.2016 11:33

 

Genova. Martedì 20 dicembre ore 18,00

Mercato del Carmine – piazza del Carmine

 

Giulia De Stefanis, la Repubblica

 

presenta il libro di Mauro Baldassarri

MONUMENTI DI CARTA

 

Il libro racconta attraverso le fotografie la vita e i sentimenti degli emigranti liguri a cavallo fra otto e novecento. Una buona parte delle fotografie che costituiscono la raccolta è arricchita da didascalie scritte a mano, che aiutano a capire il contesto storico e sociale in cui sono state scattate. Vengono generalmente inviate come supplemento d'informazione, insieme alle lettere, per "farsi vedere", per testimoniare in maniera simbolica la propria presenza all'interno della comunità di origine anche se ci si trova a migliaia di chilometri di distanza. Esse diventano così "surrogati di presenza” in virtù della superiorità comunicativa che la cultura popolare attribuisce alla fotografia rispetto al mezzo scritto.

Il libro si apre con la prefazione dello storico Antonio Gibelli che introduce il tema della migrazione in Liguria analizzandone brevemente il fenomeno ma soprattutto spiegando la nascita di un lavoro pioneristico fatto dall’autore analizzando gli archivi famigliari di gente comune, “soprattutto migranti e combattenti delle guerre di massa”. La ricerca, che poi sfocerà nella mostra “Le vie dell’America (1989)”, prende il via dalla frequentazione dell’Archivio Ligure della Scrittura popolare e poi prosegue con le interviste che l’autore fa ai discendenti e parenti delle famiglie coinvolte nelle migrazioni: dalla provincia di Savona ci sono le famiglie di Biale, Parodi e Pescio, da Cogoleto ci sono le immagini della famiglia Ghigliazza che emigrarono in Argentina senza mai fare ritorno, da Serra Riccò parte la famiglia Parodi... la Valfontanabuonae l’entroterra chiavarese restano i luoghi dove più forte si verificò il fenomeno migratorio. Qualcuno torna ricco, come Pietro Torre (nel 1860) che ha trovato l’oro, i più non tornano affatto. Restano le fotografie a testimoniare la loro storia, gli affetti e la loro esistenza.

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