A POCHI SECONDI DALL’APOCALISSE

04.03.2026 09:35

Città della Spezia 1° Marzo 2026

di Giorgio Pagano

 

Poche settimane fa il Bulletin of the Atomic Scientists ha portato l’Orologio dell’Apocalisse a 85 secondi dalla mezzanotte. Si tratta del segnale più allarmante lanciato dal Bulletin dalla creazione dell’Orologio nel 1947. Nel 1991, alla fine della guerra fredda, eravamo a 17 minuti dall’Apocalisse. Ora, con l’aggressione americana e israeliana all’Iran, siamo ancora più vicini alla mezzanotte.

Siamo davanti all’ennesimo colpo inferto al diritto internazionale, che vieta – con l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite – l’uso della forza contro uno Stato sovrano.

Probabilmente è stata uccisa la Guida Suprema dell’Iran. Ma certamente sono state uccise 80 bambine in una scuola femminile. Non credo che ciò rafforzi l’opposizione interna al regime.

L’Iran è una teocrazia feroce, ma ciò non comporta che debba essere aggredito. Per la democrazia? Da parte di Israele, una etnocrazia non meno feroce?

Né gli USA sono certo innocenti. Torniamo a quel 1991 in cui non fummo mai così vicini alla pace. Con la caduta del Muro di Berlino e la disintegrazione dell’Unione Sovietica i Paesi “occidentali” avrebbero potuto e dovuto aprire una nuova stagione delle relazioni internazionali potenziando e democratizzando il sistema multilaterale sulla base del diritto internazionale e mettendo in funzione il sistema di sicurezza collettiva previsto dalla Carta delle Nazioni Unite, che durante la guerra fredda era stato bloccato. Ma la storia ha preso un altro corso.

Iniziò l’era delle “guerre facili”: prima guerra del Golfo, invasione dell’Afghanistan da parte di Stati Uniti e Regno Unito e poi intervento diretto della NATO, guerra preventiva contro l’Iraq di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti e alla quale hanno partecipato molti Paesi europei tra cui l’Italia, guerra della NATO contro la Libia… Milioni di morti, niente sicurezza, niente democrazia. Iraq, Siria, Libia sono nell’anarchia, l’Afghanistan è tornato in mano ai talebani. Uniche certezze: Israele più forte ma in mezzo a una polveriera, Trump con più petrolio ma con la terza guerra mondiale sempre più vicina.

In questo contesto Putin ha invaso l’Ucraina, Israele sta compiendo un genocidio a Gaza. Trump, che pensavamo fosse un isolazionista e non volesse la guerra, punta ancora di più rispetto ai suoi predecessori alla sovranità assoluta nel mondo. La legge della forza ha preso il sopravvento sulla forza della legge. Gli USA hanno già colpito l’Iran nel giugno 2025, poi la Nigeria, poi il Venezuela, mentre stanno asfissiando un intero popolo a Cuba. Ora questa nuova, ben più micidiale, guerra all’Iran.

Le guerre lampo non esistono più. E nessuno sa – nemmeno Trump – come questa guerra finirà. Che cosa ha da perdere, a questo punto, il regime di Teheran? Tutto è purtroppo possibile.

Ciò che amareggia sempre più è l’umiliante complicità dell’Europa, con la sola eccezione della Spagna. Per quattro anni in Europa si è inveito quotidianamente contro Putin, ripetendo che da una parte c’è un aggressore e dall’altra un aggredito. Anche nell’aggressione statunitense e israeliana all’Iran c’è da una parte un aggressore – anzi due aggressori – e dall’altra un aggredito. Ma vige un immorale doppio standard.

L’Unione europea ha perso tutta la sua credibilità internazionale di attore civile a sostegno del diritto internazionale dei diritti umani, della diplomazia preventiva e del multilateralismo. Ha tradito il suo mandato originario per il quale è stata creata: costruire un ordine di pace.

Di fronte al crollo della ragione serve più che mai una pressione dal basso, l’azione delle organizzazioni della società civile, la mobilitazione dei cittadini. Come si è fatto con la protesta della – e intorno alla – “Global Sumud Flotilla”: un nuovo internazionalismo anticoloniale, la via della pace come via della legalità, della nonviolenza, del diritto internazionale e del multilateralismo.

E’ la sfida più importante di questi anni.

 

 

 

Post scriptum:

A Gaza, in queste settimane, otto neonati sono morti nelle tende per il freddo.

In Cisgiordania i coloni israeliani sfrutteranno la distrazione internazionale causata dalla guerra all’Iran per inasprire le violenze contro le comunità palestinesi.

Dedico anche questo articolo alle donne e alle ragazze iraniane, palestinesi e di tutto il Medio Oriente in fiamme.

La foto in alto ritrae l’attivista palestinese Khalida Jarrar dopo il carcere in Israele e, in alto a destra, prima dell’arresto. Mi è stata inviata nel gennaio 2025, con il titolo “Sorriso e orgoglio”.

La foto al centro ritrae un colono israeliano mentre aggredisce una donna palestinese che sta raccogliendo le olive in un villaggio a est di Ramallah. Mi è stata inviata nell’ottobre 2025.

Ho scattato la foto in basso a Jenin nell’aprile 2011: ritrae ragazze di Jenin. Al gruppo di foto scattate allora ho dato il titolo “Fierezza palestinese”.

 

Giorgio Pagano

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