Il diritto del più forte: come il terrorismo di stato distrugge solidarietà e accoglienza
Viviamo in un'epoca di profonda crisi etica nelle relazioni internazionali. Quando i leader delle grandi potenze praticano apertamente quello che in altri contesti chiameremmo terrorismo di stato, l'intero edificio morale su cui si reggeva l'ordine internazionale post-1945 crolla. E il caso del Venezuela, avvenuto solo tre giorni fa, ne è la dimostrazione più brutale e sfacciata.
Trump non si è limitato a rispolverare la vecchia dottrina Monroe dell'"America agli americani". Ha fatto un salto qualitativo che va ben oltre le minacce alla Groenlandia o le rivendicazioni su Panama. L'operazione "Absolute Resolve" in Venezuela rappresenta il passaggio dalla minaccia all'azione: oltre 150 velivoli tra caccia F-35, bombardieri B-1, droni e elicotteri d'attacco per catturare un presidente sovrano nel suo letto e impossessarsi delle risorse del suo paese.
"L'America vuole assicurare con la sua strategia di dominare l'emisfero occidentale-settentrionale del mondo", ha proclamato Trump, ribattezzando la dottrina Monroe in "dottrina Trumproe".
Non è più isolazionismo, è imperialismo del XXI secolo, nudo e crudo, senza nemmeno la foglia di fico della "missione civilizzatrice".
L'operazione venezuelana svela il nocciolo della questione: l'etica del terrorismo, la convinzione che la violenza sia giustificata per raggiungere obiettivi politici, è identica all'etica praticata da Trump, Putin e Netanyahu.
Come può l'Occidente mantenere una superiorità morale quando i suoi leader adottano gli stessi metodi che condanna negli altri? Il terrorista dice: "Il fine giustifica i mezzi".
Ma cosa dice diversamente Trump quando dichiara "Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà gestito da me"?
Il caso Venezuela non è un'anomalia, è il culmine di un processo. Quando il leader della principale democrazia mondiale normalizza la logica del "prendo ciò che voglio perché posso", quale argomento resta per condannare chi, dal basso, usa la violenza per i propri scopi politici?
Come ha notato il New York Times, l'attacco "fornisce giustificazione ai regimi autoritari di Cina, Russia e altri, che vogliono spadroneggiare sui loro vicini". La distinzione tra "operazione militare speciale" e terrorismo diventa puramente nominalistica: è terrorismo quando lo fanno i deboli, è "difesa degli interessi nazionali" quando lo fanno i potenti.
L'elemento più inquietante è il carattere sistemico di questa deriva. Non sono incidenti isolati ma un'ondata coordinata: culto del leader, disprezzo per le istituzioni internazionali, retorica del nemico interno, militarizzazione della politica, sprezzo per il diritto. Sono i sintomi classici di quella malattia della democrazia che negli anni '30 chiamarono fascismo.
Ma c'è una differenza fondamentale con allora: oggi sappiamo. Abbiamo visto come l'accettazione delle prime violazioni del diritto porta all'abisso. Il Dipartimento di Giustizia USA ha persino dovuto ritirare l'accusa contro Maduro di essere il capo del Cártel de los Soles, dichiarando di non poter provare l'esistenza dello stesso cartello. Eppure l'operazione è andata avanti. Non per giustizia, ma per petrolio. Non certo rimpiango Mauro come presidente del Venezuela, anzi…
L'impatto sui vulnerabili: dalla rapina all'esclusione
Qui arriviamo al cuore di una domanda che reputo centrale!!! Che ne sarà dei principi di accoglienza e dignità umana in questo nuovo ordine mondiale?
Quando i potenti sdoganano la logica del "prendo ciò che voglio perché posso", le prime vittime sono sempre i più vulnerabili. Se Trump può rapire Maduro per il petrolio, perché dovremmo accogliere i venezuelani che fuggono dal caos? Saranno "invasori", non rifugiati.
La gerarchia del valore umano diventa esplicita:
- Le risorse appartengono a chi ha la forza di prenderle
- I migranti sono il prezzo collaterale delle rapine geopolitiche
- La solidarietà diventa "buonismo" da anime belle
- L'accoglienza è un lusso che non ci possiamo permettere
C'è una tragica ironia in tutto questo. I leader che praticano il terrorismo di stato dicono di farlo per "proteggerci" dai barbari. Ma nel farlo, sono loro a portare la barbarie dentro le nostre società.
I fondi per i droni e le operazioni militari ci sono sempre. Per l'accoglienza e l'integrazione mai. Le risorse per invadere e rapinare abbondano. Per costruire ponti scarseggiano. È una scelta precisa: una società militarizzata e predatoria non può essere una società solidale.
L'Europa, nata dalle ceneri della guerra con la promessa del "mai più", oggi affoga nel Mediterraneo insieme ai migranti che fuggono dalle guerre che contribuisce a creare. Quando Frontex diventa più importante di Erasmus, quando i muri costano più dei ponti, l'Europa tradisce non solo i migranti ma se stessa.
In questo contesto sposo appieno la domanda che si fa Sansonetti sull’UNITA’, dove sono i liberali?
Il caso Venezuela è il banco di prova definitivo. Se accettano che un presidente possa essere rapito per il petrolio, cosa non accetteranno domani?
Il liberalismo è nato come forza rivoluzionaria contro l'arbitrio del potere assoluto. Se oggi si limita a gestire l'esistente, a cercare compromessi con chi disprezza i suoi valori fondamentali, è destinato a scomparire come scomparve il liberalismo italiano sotto il fascismo.
I liberali devono capire: difendere il diritto internazionale non è idealismo astratto. È difendere la possibilità stessa di una convivenza civile. Proteggere i vulnerabili non è pietismo. È proteggere il principio che distingue la civiltà dalla barbarie.
Dicono di difendere la civiltà occidentale, ma ne tradiscono i principi fondamentali. Dicono di proteggere la nostra sicurezza, ma creano le condizioni per conflitti infiniti. Dicono di combattere il terrorismo, ma lo praticano su scala industriale.
Il mondo post-Venezuela è un mondo dove:
- Ogni risorsa naturale è potenziale bottino di guerra
- Ogni paese debole è una preda in attesa
- Ogni migrante è colpevole di esistere
- Ogni principio morale è negoziabile
Eppure, proprio qui sta la sfida e la speranza. Se sappiamo, e lo sappiamo, dove porta questa strada, possiamo ancora scegliere di non percorrerla. Il tempo delle scelte è ora, prima che la normalizzazione del terrorismo di stato diventi irreversibile.
Non possiamo dire "non sapevamo", tutto è sotto i nostri occhi.
O accettiamo di vivere in un mondo dove vale solo la legge del più forte, dove il terrorismo è legittimo se praticato dagli stati potenti, dove le risorse si rapinano e i deboli si respingono.
O troviamo il coraggio di dire NO. Di riaffermare che:
- Il diritto vale per tutti o non vale per nessuno
- La dignità umana non dipende dal passaporto
- L'accoglienza non è carità ma giustizia
- La solidarietà non è debolezza ma forza
La storia ha mostrato che tra la barbarie e l'acquiescenza, è sempre la barbarie a vincere. L'unica possibilità è opporre alla forza bruta la forza delle idee, del diritto, della mobilitazione civile.
Ogni gesto di accoglienza diventa resistenza.
Ogni affermazione che "uno vale uno" diventa rivoluzione.
Non è buonismo. È la consapevolezza che la barbarie è contagiosa, che quello che accettiamo si faccia ai venezuelani oggi, ai palestinesi a Gaza,… sarà fatto a noi domani.
Come liberali e come liberi cittadini dobbiamo ritrovare la grinta di chi si oppose allora: il coraggio di Matteotti che denunciò in Parlamento, la determinazione dei fratelli Rosselli che scelsero l'esilio militante, la lucidità di chi capì che contro la barbarie non bastano le buone maniere.
Perché quando avremo finito di costruire muri contro gli altri, quando avremo accettato che il forte può rapinare il debole, quando avremo normalizzato il terrorismo di stato, ci accorgeremo di esserci murati dentro… in un mondo dove l'etica del terrorismo è diventata l'etica di tutti.
E sarà troppo tardi…
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