Il voto europeo sulla remigrazione: un punto di non ritorno

18.06.2026 10:32

Il Parlamento europeo ha approvato il regolamento sui rimpatri con un risultato che non lascia spazio all'interpretazione: 418 voti favorevoli contro 218 contrari. A guidare questa maggioranza sono stati i partiti di estrema destra, che hanno trascinato con sé anche il Partito Popolare Europeo. La componente democratica dell'assemblea — verdi, socialisti, sinistre e una parte dei liberali — è rimasta in minoranza.

Per chi lavora quotidianamente sul diritto all'abitare, sull'inclusione e sulla coesione sociale come Januaforum APS, questo voto non è un fatto lontano: riguarda direttamente le persone che accompagniamo, le famiglie con cui costruiamo percorsi di autonomia, le comunità nelle quali operiamo.

Il provvedimento approvato prevede la detenzione dei richiedenti asilo in centri situati in paesi terzi — centri che nella sostanza funzionano come campi di concentramento — per un periodo che può arrivare a due anni e mezzo, anche in assenza di qualsiasi reato. È una misura che non ha nulla a che fare con la gestione ordinata dei flussi migratori: è la criminalizzazione strutturale di persone vulnerabili.

Nelle stesse ore, la Camera italiana approvava una norma che prevede un incentivo economico — circa 600 euro — agli avvocati che rinunciano a difendere i richiedenti asilo e li convincono ad accettare l'espulsione. È un provvedimento che rovescia i principi fondamentali del diritto alla difesa, svuotandolo dall'interno con un meccanismo perverso.

Tutto questo è avvenuto a ventiquattro ore dalla presa di posizione netta di Papa Leone, che aveva condannato le politiche di remigrazione definendole fondate su premesse xenofobe e razziste, chiedendo che cessino le morti nel Mediterraneo. Il Partito Popolare, erede della tradizione democratico-cristiana, ha scelto di ignorare quella voce e di consolidare la propria alleanza con le forze neofasciste europee.

Come associazione, non possiamo restare in silenzio. Continueremo a fare il nostro lavoro — concreto, di prossimità, quotidiano — e a tenere alta l'attenzione su ciò che accade nelle istituzioni che dovrebbero garantire i diritti di tutti.

 

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