LA GUERRA STA SNATURANDO L’EUROPA E L’ITALIA

06.08.2026 10:08

LA FOLLIA DEL RIARMO

Le spese per il riarmo aumentano sempre più. Lo hanno deciso l’Unione europea e la Nato. Al recente vertice di Ankara è stato deciso che ogni Stato membro porti la spesa militare al 5% entro il 2035.
Per l’Unione europea il piano di riarmo significa tagliare di oltre il 10% gli interventi per la “politica di coesione”, cioè per gli strati sociali e le aree territoriali più deboli.
Per l’Italia, secondo i calcoli dell’osservatorio Milex, l’incremento deciso in sede Nato ammonterebbe a 498
miliardi. Come ha scritto Domenico Gallo: il bilancio della difesa diventerebbe tre volte più grande della spesa per l’assistenza, una volta e mezzo più
grande della spesa per l’istruzione, quasi uguale alla spesa sanitaria.
Questo abbattimento di portata storica del welfare porterebbe a un impoverimento di massa dei cittadini, aggravando una situazione già in atto. Una follia, che verrà messa in atto da chi dice ogni giorno che “non bisogna mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Ma più di così! In modo subdolo si fa il contrario di ciò
che si proclama.
Se si vuole il riarmo, altre vie non ce ne sono: l’economia italiana è così fortemente indebitata da non permettersi altri debiti. Non resta che tagliare le gambe ai diritti sociali. O sanità e scuola o cannoni e droni: delle due l’una.
Ma c’è anche un secondo modo di fare l’opposto di ciò che si dice: “bisogna rendersi indipendenti dagli Stati Uniti!”. Peccato che le nuove armi in buona parte si comprino da altri Paesi, e che, in particolare, siano statunitensi: diventeremo così sempre più dipendenti dal Paese da cui dovremmo “autonomizzarci”.
Inoltre compreremo le armi da Israele, come già si sta facendo. E pure dall’Ucraina, che ci chiede armi gratis per difendersi ma ne ha in eccesso, e vuole vendercele. Non c’è solo Trump a voler spennare l’Europa e l’Italia. Sul punto dell’Ucraina si risponde che si lavora sempre più per integrare l’economia bellica dell’Italia e dell’Ucraina. Ma una cosa è dare armi all’Ucraina per fronteggiare la Russia nel Donbass nel 2026; tutt’altra cosa è operare per costruire un esercito ucraino potentissimo in futuro. Vuol dire che la fine della guerra con la Russia diventerebbe impossibile.
C’è, ancora, un terzo modo di fare l’opposto di ciò che si dice: “è così che si rilancia l’industria italiana!”. O si rilancia, invece, quella americana, israeliana e ucraina? Mentre non si colma il ritardo della nostra manifattura sulle grandi sfide tecnologiche? Se il XX secolo è stato il secolo del petrolio, il XXI sarà quello
delle tecnologie necessarie a sostituirlo. La Cina sembra averlo compreso prima di tutti gli altri Paesi, con la sua strategia industriale “verde”. E noi europei e italiani che facciamo? Non pensiamo alle tecnologie del futuro e ci limitiamo alle armi, dipendendo da chi le costruisce meglio e prima di noi?
Le civiltà che declinano – ci insegna la storia – tendono ad essere guidate da élite che perdono il contatto con la realtà: che sia questo il nostro caso?
Come ha detto il papa alla Sapienza, rivolgendosi ai giovani: Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in
educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune.
Leone individua la quarta contraddizione rispetto ai proclami: “il riarmo serve alla pace, La deterrenza è garanzia di sicurezza”. In realtà, da quando si è scelto di riarmarsi, il mondo sta passando da una crisi all’altra, da una guerra all’altra. La deterrenza era un concetto del Novecento: apparteneva a un altro
mondo, che oggi non esiste più.

 

L’OSSESSIONE PER LA RUSSIA

La follia del riarmo si spiega con l’ossessione per la Russia. L’Unione europea e la Nato hanno deciso di entrare in una prospettiva di guerra con la Russia, descritta come “una minaccia di lungo periodo”. Ha detto Ida Dominijanni: Naturalmente l’invasione dell’Ucraina del 2022 è stata un atto in aperta violazione del diritto internazionale, anche se Putin non è stato certo un innovatore, penso ad esempio agli Stati Uniti in Iraq nel 2003. Quell’invasione si è poi saldata con la strategia di Biden di contrapporre democrazie e autocrazie, una lettura già allora discutibile e che oggi, con Trump – un leader dai tratti autocratici nato dentro una democrazia – perde completamente di senso. La prospettiva di una guerra con la Russia andrebbe motivata meglio. Io, da cittadina europea, vorrei sapere esattamente in cosa consiste questa minaccia. Da una parte ci viene detto che Mosca sarebbe pronta a invadere l’Europa; dall’altra che fatica ad avanzare in Ucraina. Le due narrazioni non stanno insieme. Mi sembra un dibattito molto ideologico, popolato di fantasmi. Sulla Russia influisce ancora, forse, un immaginario che riguarda l’Unione Sovietica, l’anticomunismo.

Naturalmente pesa anche il giudizio, che condivido, su Putin. Ma trasformare la Russia nel nemico strategico permanente dell’Europa mi pare davvero poco motivato.
Serve una vera discussione pubblica. Stiamo rinunciando ai valori fondativi dell’Unione europea, stiamo cambiando il senso comune europeo, quello della vocazione per la pace: l’Europa è snaturata. Anche l’Italia è snaturata: la nostra tradizione politica e culturale, dal 1945, ha sempre promosso la pace e il dialogo. Ma è così difficile chiudere con la Russia un accordo sulla sicurezza reciproca? Nel 1990 Gorbaciov propose a Bush l’ingresso dell’Unione Sovietica nella Nato! Alexus Grynkevic, l’uomo che comanda tutte le forze Nato in Europa, prima del vertice di Ankara aveva dichiarato che “la Russia non cerca il conflitto”, che non c’è nessun piano di aggressione all’Europa. Quali fondamenta demografiche ed economiche, quali risorse ci sono in Russia per questa aggressione? La Cina e gli altri Brics potrebbero mai accettarla? Se ci riflettiamo, capiamo che l’ossessione non sta in piedi. I dati parlano chiaro. Le spese militari in dollari nel 2025 sono le seguenti: Russia 190, Unione europea 457, Nato 1.510 Il PIL della Russia ammonta a circa 2.200 miliardi, quello dei Paesi Ue a circa 20.900 miliardi, quello dei Paesi membri della Nato a circa 64 mila miliardi. La popolazione della Russia ammonta a 144 milioni di abitanti, di fronte ai 450 milioni dei Paesi Ue. Ma di cosa stiamo parlando? Quando Giuseppe Conte a Napoli ha dichiarato: “Stanno creando una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”, ha svelato l’inganno. E allora, che aspettiamo? Se non si cerca un accordo con la Russia si perde l’anima europea, si cancella l’opzione per una funzione autonoma del “vecchio continente” per un ordine multipolare, riflesso del mondo multipolare. E si perde anche la
specifica vocazione italiana, che è universalistica e che tante volte nella sua storia ha rifiutato di considerare
la guerra l’unico orizzonte possibile.

 

LA GUERRA NON E’ MAI DEGNA DELL’UOMO

In questa riflessione, che ci porta a motivare il no alla guerra nella sua essenza, ci è di grande aiuto l’idea di papa Prevost di “pace disarmata e disarmante”. La guerra va sconfitta innanzitutto sul piano della legittimità morale. Quando presento il libro su Ennio Carando leggo spesso quanto egli disse in classe,
furente, il giorno in cui Hitler si annetté la Cecoslovacchia: la politica, al di là di ogni malinteso realismo, deve riscoprire la sua dimensione morale e spirituale. Oggi Prevost indica la via: non esiste una “guerra giusta”, la guerra non è mai degna dell’uomo.
Nella Magnifica Humanitas ha scritto: L’abisso del male [è] racchiuso nella guerra e, in generale, in ogni violenza.
E, nel recente Concistoro, ha detto: La risposta nonviolenta di fronte alle molte forme di violenza […] è una forma profondamente evangelica di
abitare la storia, frutto della contemplazione del modo di agire di Gesù. Non consiste nella rinuncia al conflitto né in un atteggiamento passivo, ma nello scegliere di affrontarlo senza riprodurne la logica. Essa non rinuncia alla verità né tace il male, ma rifiuta di difenderla con la violenza e di trasformare l’altro in un nemico: comincia disarmando se stessi.

Un altro filosofo, Martin Heidegger, disperato per la tecnica moderna, scrisse: “ormai solo un Dio ci può salvare”. E’ un Dio in carni umane: un grande movimento mondiale di donne e di uomini, oltre la politica, oltre le Chiese, che disarmi le bestie umane.

 

L’ALLEANZA PER LA COSTITUZIONE RIPUDIA LA GUERRA

Per la politica la pace e la guerra sono il primo punto da chiarire. Nell’articolo di questa rubrica del 28 giugno scorso ho parlato, per l’Italia, della necessità di un’”alleanza per la Costituzione” e mi sono soffermato soprattutto sul tema della lotta alle diseguaglianze sociali. Ma ha ragione Domenico Gallo: La Costituzione non si esaurisce in un programma economico-sociale, quel programma si inserisce in un contesto di valori, al vertice dei quali c’è il ripudio della guerra e la costruzione della pace e della giustizia fra le Nazioni. La pace è la condizione imprescindibile per dare attuazione ai diritti individuali e e sociali
incarnati nel programma economico-sociale dettato dalla Costituzione.
Se ci sarà una coalizione di alternativa all’insegna della Costituzione, l’unica capace di scaldare i cuori, non potrà che mantenere fede alla promessa dei padri costituenti di salvare le generazioni future dal flagello della guerra.

 

Giorgio  Pagano

 

 

 

 

Roma, manifestazione per la pace del 21 giugno 2025 (foto Giorgio Pagano)

 

 

 

 

Firenze, manifestazione per la pace del 26 ottobre 2024 (foto Giorgio Pagano)

Giorgio PaganoLA FOLLIA DEL RIARMO
 
Le spese per il riarmo aumentano sempre più. Lo hanno deciso l’Unione europea e la Nato. Al recente
vertice di Ankara è stato deciso che ogni Stato membro porti la spesa militare al 5% entro il 2035.
Per l’Unione europea il piano di riarmo significa tagliare di oltre il 10% gli interventi per la “politica di
coesione”, cioè per gli strati sociali e le aree territoriali più deboli.
Per l’Italia, secondo i calcoli dell’osservatorio Milex, l’incremento deciso in sede Nato ammonterebbe a 498
miliardi. Come ha scritto Domenico Gallo:
il bilancio della difesa diventerebbe tre volte più grande della spesa per l’assistenza, una volta e mezzo più
grande della spesa per l’istruzione, quasi uguale alla spesa sanitaria.
Questo abbattimento di portata storica del welfare porterebbe a un impoverimento di massa dei cittadini,
aggravando una situazione già in atto. Una follia, che verrà messa in atto da chi dice ogni giorno che “non
bisogna mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Ma più di così! In modo subdolo si fa il contrario di ciò
che si proclama.
Se si vuole il riarmo, altre vie non ce ne sono: l’economia italiana è così fortemente indebitata da non
permettersi altri debiti. Non resta che tagliare le gambe ai diritti sociali. O sanità e scuola o cannoni e droni:
delle due l’una.
Ma c’è anche un secondo modo di fare l’opposto di ciò che si dice: “bisogna rendersi indipendenti dagli
Stati Uniti!”. Peccato che le nuove armi in buona parte si comprino da altri Paesi, e che, in particolare, siano
statunitensi: diventeremo così sempre più dipendenti dal Paese da cui dovremmo “autonomizzarci”.
Inoltre compreremo le armi da Israele, come già si sta facendo. E pure dall’Ucraina, che ci chiede armi gratis
per difendersi ma ne ha in eccesso, e vuole vendercele. Non c’è solo Trump a voler spennare l’Europa e
l’Italia. Sul punto dell’Ucraina si risponde che si lavora sempre più per integrare l’economia bellica dell’Italia
e dell’Ucraina. Ma una cosa è dare armi all’Ucraina per fronteggiare la Russia nel Donbass nel 2026;
tutt’altra cosa è operare per costruire un esercito ucraino potentissimo in futuro. Vuol dire che la fine della
guerra con la Russia diventerebbe impossibile.
C’è, ancora, un terzo modo di fare l’opposto di ciò che si dice: “è così che si rilancia l’industria italiana!”. O
si rilancia, invece, quella americana, israeliana e ucraina? Mentre non si colma il ritardo della nostra
manifattura sulle grandi sfide tecnologiche? Se il XX secolo è stato il secolo del petrolio, il XXI sarà quello
delle tecnologie necessarie a sostituirlo. La Cina sembra averlo compreso prima di tutti gli altri Paesi, con la
sua strategia industriale “verde”. E noi europei e italiani che facciamo? Non pensiamo alle tecnologie del
futuro e ci limitiamo alle armi, dipendendo da chi le costruisce meglio e prima di noi?
Le civiltà che declinano – ci insegna la storia – tendono ad essere guidate da élite che perdono il contatto
con la realtà: che sia questo il nostro caso?
Come ha detto il papa alla Sapienza, rivolgendosi ai giovani:
Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in
educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune.
Leone individua la quarta contraddizione rispetto ai proclami: “il riarmo serve alla pace, La deterrenza è
garanzia di sicurezza”. In realtà, da quando si è scelto di riarmarsi, il mondo sta passando da una crisi
all’altra, da una guerra all’altra. La deterrenza era un concetto del Novecento: apparteneva a un altro
mondo, che oggi non esiste più.
 
L’OSSESSIONE PER LA RUSSIA
 
La follia del riarmo si spiega con l’ossessione per la Russia. L’Unione europea e la Nato hanno deciso di
entrare in una prospettiva di guerra con la Russia, descritta come “una minaccia di lungo periodo”. Ha detto
Ida Dominijanni:
 
Naturalmente l’invasione dell’Ucraina del 2022 è stata un atto in aperta violazione del diritto
internazionale, anche se Putin non è stato certo un innovatore, penso ad esempio agli Stati Uniti in Iraq nel
2003. Quell’invasione si è poi saldata con la strategia di Biden di contrapporre democrazie e autocrazie, una
lettura già allora discutibile e che oggi, con Trump – un leader dai tratti autocratici nato dentro una
democrazia – perde completamente di senso. La prospettiva di una guerra con la Russia andrebbe motivata
meglio. Io, da cittadina europea, vorrei sapere esattamente in cosa consiste questa minaccia. Da una parte
ci viene detto che Mosca sarebbe pronta a invadere l’Europa; dall’altra che fatica ad avanzare in Ucraina. Le
due narrazioni non stanno insieme. Mi sembra un dibattito molto ideologico, popolato di fantasmi. Sulla
Russia influisce ancora, forse, un immaginario che riguarda l’Unione Sovietica, l’anticomunismo.
Naturalmente pesa anche il giudizio, che condivido, su Putin. Ma trasformare la Russia nel nemico
strategico permanente dell’Europa mi pare davvero poco motivato.
Serve una vera discussione pubblica. Stiamo rinunciando ai valori fondativi dell’Unione europea, stiamo
cambiando il senso comune europeo, quello della vocazione per la pace: l’Europa è snaturata. Anche l’Italia
è snaturata: la nostra tradizione politica e culturale, dal 1945, ha sempre promosso la pace e il dialogo. Ma
è così difficile chiudere con la Russia un accordo sulla sicurezza reciproca? Nel 1990 Gorbaciov propose a
Bush l’ingresso dell’Unione Sovietica nella Nato! Alexus Grynkevic, l’uomo che comanda tutte le forze Nato
in Europa, prima del vertice di Ankara aveva dichiarato che “la Russia non cerca il conflitto”, che non c’è
nessun piano di aggressione all’Europa. Quali fondamenta demografiche ed economiche, quali risorse ci
sono in Russia per questa aggressione? La Cina e gli altri Brics potrebbero mai accettarla? Se ci riflettiamo,
capiamo che l’ossessione non sta in piedi. I dati parlano chiaro. Le spese militari in dollari nel 2025 sono le
seguenti: Russia 190, Unione europea 457, Nato 1.510 Il PIL della Russia ammonta a circa 2.200 miliardi,
quello dei Paesi Ue a circa 20.900 miliardi, quello dei Paesi membri della Nato a circa 64 mila miliardi. La
popolazione della Russia ammonta a 144 milioni di abitanti, di fronte ai 450 milioni dei Paesi Ue. Ma di cosa
stiamo parlando? Quando Giuseppe Conte a Napoli ha dichiarato: “Stanno creando una minaccia russa per
convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”, ha svelato l’inganno. E allora, che aspettiamo? Se non si
cerca un accordo con la Russia si perde l’anima europea, si cancella l’opzione per una funzione autonoma
del “vecchio continente” per un ordine multipolare, riflesso del mondo multipolare. E si perde anche la
specifica vocazione italiana, che è universalistica e che tante volte nella sua storia ha rifiutato di considerare
la guerra l’unico orizzonte possibile.
 
LA GUERRA NON E’ MAI DEGNA DELL’UOMO
 
In questa riflessione, che ci porta a motivare il no alla guerra nella sua essenza, ci è di grande aiuto l’idea di
papa Prevost di “pace disarmata e disarmante”. La guerra va sconfitta innanzitutto sul piano della
legittimità morale. Quando presento il libro su Ennio Carando leggo spesso quanto egli disse in classe,
furente, il giorno in cui Hitler si annetté la Cecoslovacchia: la politica, al di là di ogni malinteso realismo,
deve riscoprire la sua dimensione morale e spirituale. Oggi Prevost indica la via: non esiste una “guerra
giusta”, la guerra non è mai degna dell’uomo.
Nella Magnifica Humanitas ha scritto:
L’abisso del male [è] racchiuso nella guerra e, in generale, in ogni violenza.
E, nel recente Concistoro, ha detto:
La risposta nonviolenta di fronte alle molte forme di violenza […] è una forma profondamente evangelica di
abitare la storia, frutto della contemplazione del modo di agire di Gesù. Non consiste nella rinuncia al
conflitto né in un atteggiamento passivo, ma nello scegliere di affrontarlo senza riprodurne la logica. Essa
non rinuncia alla verità né tace il male, ma rifiuta di difenderla con la violenza e di trasformare l’altro in un
nemico: comincia disarmando se stessi.
 
Un altro filosofo, Martin Heidegger, disperato per la tecnica moderna, scrisse: “ormai solo un Dio ci può
salvare”. E’ un Dio in carni umane: un grande movimento mondiale di donne e di uomini, oltre la politica,
oltre le Chiese, che disarmi le bestie umane.
 
L’ALLEANZA PER LA COSTITUZIONE RIPUDIA LA GUERRA
 
Per la politica la pace e la guerra sono il primo punto da chiarire. Nell’articolo di questa rubrica del 28
giugno scorso ho parlato, per l’Italia, della necessità di un’”alleanza per la Costituzione” e mi sono
soffermato soprattutto sul tema della lotta alle diseguaglianze sociali. Ma ha ragione Domenico Gallo:
La Costituzione non si esaurisce in un programma economico-sociale, quel programma si inserisce in un
contesto di valori, al vertice dei quali c’è il ripudio della guerra e la costruzione della pace e della giustizia fra
le Nazioni. La pace è la condizione imprescindibile per dare attuazione ai diritti individuali e e sociali
incarnati nel programma economico-sociale dettato dalla Costituzione.
Se ci sarà una coalizione di alternativa all’insegna della Costituzione, l’unica capace di scaldare i cuori, non
potrà che mantenere fede alla promessa dei padri costituenti di salvare le generazioni future dal flagello
della guerra.
 
Giorgio PaganoLA FOLLIA DEL RIARMO
 
Le spese per il riarmo aumentano sempre più. Lo hanno deciso l’Unione europea e la Nato. Al recente
vertice di Ankara è stato deciso che ogni Stato membro porti la spesa militare al 5% entro il 2035.
Per l’Unione europea il piano di riarmo significa tagliare di oltre il 10% gli interventi per la “politica di
coesione”, cioè per gli strati sociali e le aree territoriali più deboli.
Per l’Italia, secondo i calcoli dell’osservatorio Milex, l’incremento deciso in sede Nato ammonterebbe a 498
miliardi. Come ha scritto Domenico Gallo:
il bilancio della difesa diventerebbe tre volte più grande della spesa per l’assistenza, una volta e mezzo più
grande della spesa per l’istruzione, quasi uguale alla spesa sanitaria.
Questo abbattimento di portata storica del welfare porterebbe a un impoverimento di massa dei cittadini,
aggravando una situazione già in atto. Una follia, che verrà messa in atto da chi dice ogni giorno che “non
bisogna mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Ma più di così! In modo subdolo si fa il contrario di ciò
che si proclama.
Se si vuole il riarmo, altre vie non ce ne sono: l’economia italiana è così fortemente indebitata da non
permettersi altri debiti. Non resta che tagliare le gambe ai diritti sociali. O sanità e scuola o cannoni e droni:
delle due l’una.
Ma c’è anche un secondo modo di fare l’opposto di ciò che si dice: “bisogna rendersi indipendenti dagli
Stati Uniti!”. Peccato che le nuove armi in buona parte si comprino da altri Paesi, e che, in particolare, siano
statunitensi: diventeremo così sempre più dipendenti dal Paese da cui dovremmo “autonomizzarci”.
Inoltre compreremo le armi da Israele, come già si sta facendo. E pure dall’Ucraina, che ci chiede armi gratis
per difendersi ma ne ha in eccesso, e vuole vendercele. Non c’è solo Trump a voler spennare l’Europa e
l’Italia. Sul punto dell’Ucraina si risponde che si lavora sempre più per integrare l’economia bellica dell’Italia
e dell’Ucraina. Ma una cosa è dare armi all’Ucraina per fronteggiare la Russia nel Donbass nel 2026;
tutt’altra cosa è operare per costruire un esercito ucraino potentissimo in futuro. Vuol dire che la fine della
guerra con la Russia diventerebbe impossibile.
C’è, ancora, un terzo modo di fare l’opposto di ciò che si dice: “è così che si rilancia l’industria italiana!”. O
si rilancia, invece, quella americana, israeliana e ucraina? Mentre non si colma il ritardo della nostra
manifattura sulle grandi sfide tecnologiche? Se il XX secolo è stato il secolo del petrolio, il XXI sarà quello
delle tecnologie necessarie a sostituirlo. La Cina sembra averlo compreso prima di tutti gli altri Paesi, con la
sua strategia industriale “verde”. E noi europei e italiani che facciamo? Non pensiamo alle tecnologie del
futuro e ci limitiamo alle armi, dipendendo da chi le costruisce meglio e prima di noi?
Le civiltà che declinano – ci insegna la storia – tendono ad essere guidate da élite che perdono il contatto
con la realtà: che sia questo il nostro caso?
Come ha detto il papa alla Sapienza, rivolgendosi ai giovani:
Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in
educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune.
Leone individua la quarta contraddizione rispetto ai proclami: “il riarmo serve alla pace, La deterrenza è
garanzia di sicurezza”. In realtà, da quando si è scelto di riarmarsi, il mondo sta passando da una crisi
all’altra, da una guerra all’altra. La deterrenza era un concetto del Novecento: apparteneva a un altro
mondo, che oggi non esiste più.
 
L’OSSESSIONE PER LA RUSSIA
 
La follia del riarmo si spiega con l’ossessione per la Russia. L’Unione europea e la Nato hanno deciso di
entrare in una prospettiva di guerra con la Russia, descritta come “una minaccia di lungo periodo”. Ha detto
Ida Dominijanni:
 
Naturalmente l’invasione dell’Ucraina del 2022 è stata un atto in aperta violazione del diritto
internazionale, anche se Putin non è stato certo un innovatore, penso ad esempio agli Stati Uniti in Iraq nel
2003. Quell’invasione si è poi saldata con la strategia di Biden di contrapporre democrazie e autocrazie, una
lettura già allora discutibile e che oggi, con Trump – un leader dai tratti autocratici nato dentro una
democrazia – perde completamente di senso. La prospettiva di una guerra con la Russia andrebbe motivata
meglio. Io, da cittadina europea, vorrei sapere esattamente in cosa consiste questa minaccia. Da una parte
ci viene detto che Mosca sarebbe pronta a invadere l’Europa; dall’altra che fatica ad avanzare in Ucraina. Le
due narrazioni non stanno insieme. Mi sembra un dibattito molto ideologico, popolato di fantasmi. Sulla
Russia influisce ancora, forse, un immaginario che riguarda l’Unione Sovietica, l’anticomunismo.
Naturalmente pesa anche il giudizio, che condivido, su Putin. Ma trasformare la Russia nel nemico
strategico permanente dell’Europa mi pare davvero poco motivato.
Serve una vera discussione pubblica. Stiamo rinunciando ai valori fondativi dell’Unione europea, stiamo
cambiando il senso comune europeo, quello della vocazione per la pace: l’Europa è snaturata. Anche l’Italia
è snaturata: la nostra tradizione politica e culturale, dal 1945, ha sempre promosso la pace e il dialogo. Ma
è così difficile chiudere con la Russia un accordo sulla sicurezza reciproca? Nel 1990 Gorbaciov propose a
Bush l’ingresso dell’Unione Sovietica nella Nato! Alexus Grynkevic, l’uomo che comanda tutte le forze Nato
in Europa, prima del vertice di Ankara aveva dichiarato che “la Russia non cerca il conflitto”, che non c’è
nessun piano di aggressione all’Europa. Quali fondamenta demografiche ed economiche, quali risorse ci
sono in Russia per questa aggressione? La Cina e gli altri Brics potrebbero mai accettarla? Se ci riflettiamo,
capiamo che l’ossessione non sta in piedi. I dati parlano chiaro. Le spese militari in dollari nel 2025 sono le
seguenti: Russia 190, Unione europea 457, Nato 1.510 Il PIL della Russia ammonta a circa 2.200 miliardi,
quello dei Paesi Ue a circa 20.900 miliardi, quello dei Paesi membri della Nato a circa 64 mila miliardi. La
popolazione della Russia ammonta a 144 milioni di abitanti, di fronte ai 450 milioni dei Paesi Ue. Ma di cosa
stiamo parlando? Quando Giuseppe Conte a Napoli ha dichiarato: “Stanno creando una minaccia russa per
convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”, ha svelato l’inganno. E allora, che aspettiamo? Se non si
cerca un accordo con la Russia si perde l’anima europea, si cancella l’opzione per una funzione autonoma
del “vecchio continente” per un ordine multipolare, riflesso del mondo multipolare. E si perde anche la
specifica vocazione italiana, che è universalistica e che tante volte nella sua storia ha rifiutato di considerare
la guerra l’unico orizzonte possibile.
 
LA GUERRA NON E’ MAI DEGNA DELL’UOMO
 
In questa riflessione, che ci porta a motivare il no alla guerra nella sua essenza, ci è di grande aiuto l’idea di
papa Prevost di “pace disarmata e disarmante”. La guerra va sconfitta innanzitutto sul piano della
legittimità morale. Quando presento il libro su Ennio Carando leggo spesso quanto egli disse in classe,
furente, il giorno in cui Hitler si annetté la Cecoslovacchia: la politica, al di là di ogni malinteso realismo,
deve riscoprire la sua dimensione morale e spirituale. Oggi Prevost indica la via: non esiste una “guerra
giusta”, la guerra non è mai degna dell’uomo.
Nella Magnifica Humanitas ha scritto:
L’abisso del male [è] racchiuso nella guerra e, in generale, in ogni violenza.
E, nel recente Concistoro, ha detto:
La risposta nonviolenta di fronte alle molte forme di violenza […] è una forma profondamente evangelica di
abitare la storia, frutto della contemplazione del modo di agire di Gesù. Non consiste nella rinuncia al
conflitto né in un atteggiamento passivo, ma nello scegliere di affrontarlo senza riprodurne la logica. Essa
non rinuncia alla verità né tace il male, ma rifiuta di difenderla con la violenza e di trasformare l’altro in un
nemico: comincia disarmando se stessi.
 
Un altro filosofo, Martin Heidegger, disperato per la tecnica moderna, scrisse: “ormai solo un Dio ci può
salvare”. E’ un Dio in carni umane: un grande movimento mondiale di donne e di uomini, oltre la politica,
oltre le Chiese, che disarmi le bestie umane.
 
L’ALLEANZA PER LA COSTITUZIONE RIPUDIA LA GUERRA
 
Per la politica la pace e la guerra sono il primo punto da chiarire. Nell’articolo di questa rubrica del 28
giugno scorso ho parlato, per l’Italia, della necessità di un’”alleanza per la Costituzione” e mi sono
soffermato soprattutto sul tema della lotta alle diseguaglianze sociali. Ma ha ragione Domenico Gallo:
La Costituzione non si esaurisce in un programma economico-sociale, quel programma si inserisce in un
contesto di valori, al vertice dei quali c’è il ripudio della guerra e la costruzione della pace e della giustizia fra
le Nazioni. La pace è la condizione imprescindibile per dare attuazione ai diritti individuali e e sociali
incarnati nel programma economico-sociale dettato dalla Costituzione.
Se ci sarà una coalizione di alternativa all’insegna della Costituzione, l’unica capace di scaldare i cuori, non
potrà che mantenere fede alla promessa dei padri costituenti di salvare le generazioni future dal flagello
della guerra.
 
Giorgio Pagano

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Educazione alla Cittadinanza Globale e Sostenibilità: percorso formativo per il Terzo Settore - III edizione

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