L'Amazzonia è di tutti noi -

02.09.2019 14:06

 I signori della morte 
hanno detto sì,
l'albero più bello 
è stato abbattuto, 
I signori della morte 
non vogliono capire, 
non si uccide la vita, 
la memoria resta. 
Così l'albero cadendo, 
ha sparso i suoi semi 
e in ogni angolo del mondo, 
nasceranno foreste. 
Ma salvare le foreste 
vuol dire salvare l'uomo, 
perché l'uomo non può vivere 
tra acciaio e cemento, 
non ci sarà mai pace, 
mai vero amore, 
finché l'uomo non imparerà 
a rispettare la vita. 
Per questo l'albero abbattuto 
non è caduto invano, 
cresceranno foreste 
e una nuova idea dell'uomo. 
Ma lunga sarà la strada 
e tanti gli alberi abbattuti, 
prima che l'idea trionfi, 
senza che nessuno muoia, 
forse un giorno uomo e foresta 
vivranno insieme, 
speriamo che quel giorno 
ci sia ancora. 
Se quel giorno arriverà, 
ricordati di un amico 
morto per gli indios e la foresta, 
ricordati di Chico.


Questo è il testo di una delle tante bellissime canzoni dei Nomadi. E’ del 1991, si intitola “Ricordati di Chico”. E’ dedicata a Francesco Chico Mendes. Chico era un raccoglitore di caucciù (seringueiro) di Xapurì, nello Stato brasiliano dell’Acre. Cresciuto in un ambiente dove predominavano analfabetismo, abbandono, isolamento e povertà, diventò leader dei seringueiros e legò il proprio nome alla lotta contro il disboscamento della foresta amazzonica. Guidò le manifestazioni pacifiche davanti ai bulldozer per impedire la deforestazione ed entrò in conflitto con gli interessi dei latifondisti (fazendeiros). Venne assassinato da un fazendeiro la vigilia di Natale del 1988, a 44 anni, davanti a casa.

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