LO SCANDALO DENUNCIATO DA LEONE XIV
Di fronte a ciò che è accaduto in Venezuela, bisogna guardare oltre il dito. Il problema non è essere filo o contro Maduro, ma criticare senza se e senza ma l’attacco americano e la cattura del presidente venezuelano come un atto di pirateria internazionale. Non possiamo rassegnarci alla sostituzione del diritto internazionale con la legge della giungla e con il diritto della forza. Se chi ha i mezzi può prendersi il petrolio, o le terre rare, o un pezzo di un altro Stato, non prepara la pace ma la terza guerra mondiale.
Il 2026 non è iniziato bene. Dopo quasi quattro anni di combattimenti ininterrotti tra Russia e Ucraina, dopo centinaia di migliaia di morti e feriti da ambo le parti, dopo incommensurabili devastazioni ambientali, siamo a un bivio storico: o si pone termine al conflitto con un vero accordo di pace che apra la strada alla riconciliazione tra i russi e gli ucraini, tra l’Europa e la Russia, oppure si rafforza la logica dell’ostilità e del riarmo fino allo scoppio della guerra dell’Europa con la Russia.
A Gaza l’esercito israeliano continua a occupare la metà di un territorio trasformato in un campo di rovine. Mentre i soldati non smettono di uccidere, i neonati muoiono di freddo e di fame. La situazione umanitaria peggiora costantemente ed è destinata a diventare ancora più grave dopo la decisione del governo israeliano di non rinnovare le licenze a 37 organizzazioni umanitarie che operano a Gaza e in Cisgiordania, da Medici senza frontiere a Oxfam, da Caritas Internationalis a Caritas Gerusalemme. La tragedia di Gaza non deve nascondere quella della Cisgiordania, dove i coloni israeliani dettano legge come un esercito di occupazione. Il reportage pubblicato da “Le Monde” (si può leggere qui: https://www.funzionarisenzafrontiere.org/le-monde/cisgiordania-israele-impone-un-clima-di-terrore/) è terrificante: uccisioni, arresti, torture nelle prigioni. Il livello di violenza inflitto ai palestinesi non è mai stato così alto dall’inizio dell’occupazione di questo territorio da parte di Israele, nel 1967. Non c’è alcuna traccia per la soluzione dei due Stati: la Palestina sembra destinata al protettorato degli Stati Uniti, con una presenza di Israele che è irrefrenabile. Ma senza uno Stato palestinese non ci sarà vera pace, e nemmeno gli israeliani saranno al sicuro.
L’Europa pensa essenzialmente a riarmarsi. Presto ci accorgeremo che il nostro welfare universale – già oggi in affanno – è impensabile in un’Europa orientata alla guerra permanente: non ce lo potremo più permettere. C’era una faccia buona, nell’Europa del passato: le politiche di coesione, la spina dorsale degli interventi comunitari. Un canale decisivo di finanziamento degli investimenti pubblici degli Stati, delle Regioni e dei Comuni, che già oggi è falcidiato dai tagli per finanziare le esigenze dell’economia di guerra. E’ un assetto che si sta scardinando, di cui pagheremo le conseguenze.
Nell’Italia della Costituzione che impone di ripudiare la guerra, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha lanciato un questionario online rivolto ai ragazzi. Tra le domande ne spicca una: “Se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei”. Ai partecipanti viene chiesto quanti siano d’accordo. Il primi risultati dicono che il 68% degli adolescenti non è d’accordo. E’ confortante. Ma non può non preoccupare l’effetto simbolico di una domanda come questa nella testa di un quattordicenne. Come se il buon cittadino fosse quello che fa la guerra. Ha scritto Simona Ruffini, esperta di neuroscienze: “Ci stanno addestrando a pensare la guerra, a renderla normale”. Il ripudio costituzionale è stato già aggirato.
In un mondo in cui la politica è sempre più assuefatta alla morte, in direzione ostinata e contraria ci sono i ragazzi che scendono in piazza per la pace, tante associazioni, alcuni rari politici. E soprattutto la testardaggine evangelica di Leone XIV, che continua a ripetere che la pace non si fa con le armi: “Fare la guerra per preparare la pace è scandaloso”.
Nel suo primo messaggio per la Giornata della Pace, Leone XIV ha scomunicato i piani di riarmo dei governi europei che si dicono cattolici, ma sono “blasfemi”. Ha contrapposto agli aumenti per le spese militari il “disarmo integrale” e la “pace disarmata”. Contro le nuove politiche educative, ha detto:
“Invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”.
Poi si è appellato a “chi ha responsabilità pubbliche nelle sedi più alte” perché la smetta con gli “appelli a incrementare le spese militari” e a “giustificarle con la pericolosità altrui” e percorra “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale”. E contro il pensiero unico bellicista foraggiato dalle “enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che sospingono gli Stati in questa direzione” ha invocato “il risveglio delle coscienze e il pensiero critico”.
Ieri ero a Levanto a presentare il mio libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto”. Nella discussione, alcuni mi hanno chiesto come fare a dare nuova vita alle speranze di umanesimo al centro di quella stagione. Ho risposto: “Non lo so, ma so che il papa ‘con o foggetto’, come lo chiama il mio amico don Sandro Lagomarsini, è forse meno immediato di Francesco, ma dice come lui parole rivoluzionarie, che tengono viva la speranza in un mondo più umano”.
Post scriptum:
Le fotografie di oggi sono di quadri del grande pittore livornese Giovanni Fattori, esposti a Livorno nella mostra a Villa Mimbelli per il bicentenario della nascita, visitabile fino all’11 gennaio. Nei suoi quadri militari Fattori evita la retorica bellica e il culto dell’eroe e si sofferma sui caduti, sulle retrovie, sulla vita quotidiana dei soldati negli accampamenti. La fotografia in alto riproduce il quadro “L’ambulanza” (1883): al centro un gruppo di Dragoni a cavallo e sulla destra un rustico carro contadino adibito ad ambulanza, trainato da due bovi incitati da un mandriano e ricolmo di soldati feriti e sofferenti. La fotografia in basso è del quadro “Il soldato abbandonato” (1881).
Nel corpo dell’articolo è inserita la fotografia del quadro “Don Chisciotte” (1875-1876): Don Chisciotte indica a Sancho Panza la strada per l’utopia. Sembra di sentire le parole che Don Chisciotte dirà a Sancho Panza molti anni dopo, nella canzone di Francesco Guccini:
Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri.
L'ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l'anima dell'uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fa d'ombra e s'ingarbuglia la matassa…
Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna,
preferisco le sorprese di quest'anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire...
Giorgio Pagano



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