QUESTA SETTIMANA: ASviS 2018, un messaggio di preoccupazione e speranza

04.10.2018 11:03

Pubblichiamo i testi introduttivi del Rapporto presentato oggi alla Camera dei Deputati su “L’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile”. 
L'evento potrà essere seguito in diretta streaming dalle 10:30 su: la Web TV della Camera dei Deputati, il sito dell'Ansa, il sito dell'ASviS e la nostra pagina Facebook. Inoltre, la nostra pagina Twitter seguirà l'evento con live tweeting: @ASviSItalia


INTRODUZIONE

di Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS

Nelle prossime settimane l’Italia, con la prossima Legge di Bilancio, assumerà importanti decisioni sul proprio futuro, anche alla luce delle priorità indicate dalla nuova maggioranza di Governo. Da esse dipenderanno, almeno in parte, l’intensità e le caratteristiche della crescita economica, la maggiore o minore uguaglianza tra i diversi gruppi sociali all’interno dell’attuale generazione e tra le generazioni, l’orientamento degli investimenti infrastrutturali, le caratteristiche del sistema fiscale. Analogamente, nei prossimi mesi l’Unione europea sarà chiamata, attraverso le elezioni del Parlamento e la successiva nomina dei membri della Commissione, a scegliere quale strada prendere per il proprio futuro, non solo in termini di assetti istituzionali, ma anche di allocazione del Bilancio 2021-2027 tra le diverse priorità. Infine, anche a livello globale sembrano scontrarsi diverse visioni sulle modalità con le quali risolvere i problemi economici, ambientali e sociali (si pensi alle migrazioni) da cui dipende il futuro del mondo, con divisioni significative tra chi privilegia un approccio multilaterale alle questioni e chi insiste nella ricerca di accordi bilaterali a “geometria variabile” a seconda della questione in discussione. [Continua a leggere]

EXECUTIVE SUMMARY
di Enrico Giovannini, portavoce del’ASviS
 
Non ci siamo. Guardando ai dati disponibili e alle azioni concrete assunte negli ultimi tre anni, comincia a diventare evidente che difficilmente il mondo, l’Europa e l’Italia rispetteranno gli impegni presi solennemente il 25 settembre del 2015, con la firma dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Nonostante il miglioramento che si osserva in tanti indicatori globali relativi a tematiche economiche e sociali, e le azioni intraprese nella giusta direzione da parte di moltissimi Paesi, di migliaia di imprese e città, non si è ancora determinata quella discontinuità culturale e di scelte strategiche necessaria per raggiungere, entro il 2030, i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs nell’acronimo inglese) sui quali tutti i leader del mondo si sono impegnati. E ciò non è solo dovuto al fatto che al 2030 mancano soltanto 12 anni: infatti, accanto a significativi avanzamenti, ad esempio sul piano degli investimenti nelle energie rinnovabili o della lotta all’uso indiscriminato della plastica, si osservano preoccupanti inversioni di tendenza su temi come la fame e l’insicurezza alimentare, le disuguaglianze, la qualità degli ecosistemi, per non parlare dei danni crescenti dovuti ai cambiamenti climatici e dell’aumento dei flussi migratori dovuti agli eventi atmosferici estremi causati da questi ultimi e dai tanti conflitti in atto in molte aree del mondo.
Non ci siamo neanche in Europa. Nonostante il fatto che l’Unione europea sia l’area del mondo più avanzata in termini di benessere socio-economico-ambientale come declinato nell’Agenda 2030, dove vigono le regole più stringenti per la tutela dell’ambiente e dei lavoratori, e dove lo Stato di diritto sia maggiormente tutelato, un quarto della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale, le disuguaglianze non accennano a ridursi e la disoccupazione e la sottoccupazione sono molto diffuse, soprattutto in alcuni Paesi.  [Continua a leggere]